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Grappoli di luce

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  Siracusa è una città d’arte e di antica memoria. Tra le bianche pietre e i silenziosi vicoli splende di fulgida bellezza e oscuri misteri. Siracusa terra di conquista. Patria di tiranni, filosofi, ninfe e poeti. Di miti e leggende. Nel VIII sec. a.C. fu assediata da coloni greci provenienti da Corinto che, guidati dall’ecista Archia, si impossessarono del territorio e ne fecero la pÓlis per eccellenza della Magna Grecia. Lo sviluppo urbano ed economico di Siracusa fu rapidissimo e interessò una vasta area interna.  La prima cellula di Siracusa fu l’isola di Ortigia. In seguito si formarono altre centri urbani - Acradina, Neapolis, Tiche, Epipoli - delineando quella che venne definita Pentapoli. Senza ombra di dubbio Ortigia brilla per indiscusso fascino.  Ortigia galleggia sul mare, bagnata dal blu dello Ionio. La sua sagoma ricorda una quaglia dal collo allungato sulla cui estremità si erge, suggestivo e imponente, il Castello Maniace.  Foto di Pippo Ansaldi Oltre...

Le uova rosse di Piana degli Albanesi

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  Dentro la storia di una cultura millenaria si sviluppa la vicenda di una piccola comunità che, in seguito all’invasione dell’Impero ottomano, è costretta a fuggire dalla propria patria e insediarsi in terre accoglienti e sicure. Piana degli Albanesi è il racconto di tutto questo. Radici e legami profondi.     Intorno alla fine del secolo XV, migliaia di profughi si insediano nell’Italia meridionale, molti  si stabiliscono in Sicilia occidentale. La concessione di due feudi (Merco e Aindygli) da parte della Mensa Arcivescovile di Monreale, coincideva con il progetto di contrasto allo spopolamento delle campagne. La normativa del tempo permise agli Arbëreschë di Piana di mantenere e difendere la loro appartenenza, in special modo la lingua, segno identitario notevolmente spiccato, compreso nel REIS (Registro eredità immateriali) della Regione siciliana. Oltre al patrimonio linguistico, nella geografia simbolica della sapienza albanese assume un ru...

La tela di Antonella

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Ci sono rivoluzioni  gentili, pacifiche, distanti dagli assordanti clamori  della storia. Ci sono rivoluzioni pacate,  incubatrici di sogni. Ci sono rivoluzioni di lunga durata, dalla gestazione lenta, che portano dentro una grande spinta propulsiva.   Ci sono rivoluzioni culturali, politiche, economiche che modificano il corso dei giorni e procurano un cambio di passo in intere comunità. E poi ci sono le rivoluzioni del cuore, quelle che trasformano lo sguardo e l'orizzonte emotivo, quelle che modificano la prospettiva e disegnano nuovi equilibri e inaspettate armonie. Una rivoluzione può rappresentare un momento di rottura, di lacerazione.  Può anche indicare inediti e insoliti percorsi. La storia di Antonella riassume tutto questo.  Una svolta, maturata lentamente, cullata dolcemente. Fiorita nella maturità degli anni. La lavorazione della canapa, tessuto dall'aspetto ruvido ma dall'anima delicata,  amica della natura. Rispettosa...

31 Cantari

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Il vino, puro succo di Bacco, bevanda da gustare con “filosofia e saggezza”, come scriveva Louis Pasteur, richiede un atto di consapevole presenza.  All’approccio sensoriale che accompagna il momento della degustazione, si aggiungono apertura e curiosità. Il vino parla al cuore, suggerisce emozioni e libera le menti. Per tale ragione è stato, da sempre, spinta creativa di poeti, pittori e scultori.  Un esempio è fornito dall’iconografia greca che raffigura Dioniso in vasi e anfore, conferendo al  composto di umore e luce , un significato sacrale e divino.  Nel Rinascimento tanti sono stati gli artisti che hanno rappresentato, nei loro dipinti, scene dedicate all’universo enoico. Da Tiziano a Michelangelo, passando da Caravaggio, il nume romano del vino assume un ruolo di prim’ordine e tema simbolico diffuso. Nell’arte moderna il fermentato d’uva si è accostato a nuovi sguardi interpretativi, linguaggi innovativi, visioni contemporanee. Nei motivi intri...

A Carnevale ogni scherzo vale

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Carnevale di Palazzolo Acreide “ A Carnevale ogni scherzo vale ”, recita il famoso detto che accompagna la festa più allegra e colorata dell’anno. E questo sta a indicare che, nel corso della ricorrenza, cade ogni vincolo sociale, norme e  precetti si dissolvono e, soprattutto, che bisogna accettare gli scherzi, purché non siano offensivi. Nel trionfo della libertà e della sregolatezza, l’iconografia classica ci restituisce immagini di taverne e tavole imbandite di ogni bene, salsicce sfrigolanti, polpette fumanti, maccheroni al sugo e vino a fiumi. Un brulicare vivace di satolli commensali dalle gote rubiconde con fiaschi e calici in mano inneggiano all’abbondanza e alla  piccole gioie del vivere. Carnevale di Palazzolo Acreide   Ma qual è il vero significato del Carnevale? L’opinione maggiormente diffusa sembra voler dare credito  all’ etimo latino  Carne(m)levare ,   in riferimento al periodo immediatamente successivo, ovvero la Quaresima, ...