Le uova rosse di Piana degli Albanesi
Dentro la storia di una cultura millenaria si sviluppa la vicenda di una piccola comunità che, in seguito all’invasione dell’Impero ottomano, è costretta a fuggire dalla propria patria e insediarsi in terre accoglienti e sicure. Piana degli Albanesi è il racconto di tutto questo. Radici e legami profondi.
Intorno alla fine del secolo XV, migliaia di profughi si insediano nell’Italia meridionale, molti si stabiliscono in Sicilia occidentale. La concessione di due feudi (Merco e Aindygli) da parte della Mensa Arcivescovile di Monreale, coincideva con il progetto di contrasto allo spopolamento delle campagne. La normativa del tempo permise agli Arbëreschë di Piana di mantenere e difendere la loro appartenenza, in special modo la lingua, segno identitario notevolmente spiccato, compreso nel REIS (Registro eredità immateriali) della Regione siciliana. Oltre al patrimonio linguistico, nella geografia simbolica della sapienza albanese assume un ruolo di primo piano l’abito tipico che le donne sfoggiano in occasioni particolari, quali il giorno del matrimonio, la Settimana Santa e varie commemorazioni religiose.
Il tessuto utilizzato per l’inverno spazia dal panno, alla lana, al velluto e si tinge di colori meno accesi, come il nero; in estate, invece, si ricorre a un’intensa policromia, tra cui domina il rosso. Vengono impiegati seta, taffetas, raso, crèpe georgette, cotone. Con risultati talmente ricercati ed elaborati che, al cospetto di una sposa, il pittore francese Gastone Vuillier esclamò “…è così bella dentro il suo antico costume che somiglia a una magnifica regina che avanza”
Si compone di una gonna di seta rossa arricciata in vita, di cui esiste una duplice versione: ncilona, ricamata diffusamente in oro con motivi floreali, e xhëllona me kurorë, adornata, a partire dall’orlo, con fasce d’oro (kurorë) o d’argento lavorate a fusello, cioè tombolo a filo d’oro. La lavorazione delle fasce riprende una tecnica artigianale ampiamente diffusa in Sicilia. La seta, il velluto e l’oro vengono trasformati in fili e in canutiglie. Le altre parti del vestito sono il grembiule nero o blu in pizzo o in rete (vanterja), il busto (çerri), la camicia di lino bianco (linja). Quest’ultima, da annodare posteriormente, presenta ampie maniche. È nota con il nome di levantina ed è indossata, generalmente, dalle ragazze grazie alla sua linea moderna. Seguono il corpetto (krahët) rosso ricamato in oro senza maniche o il giubbino (xhipuni). Il costume da festa comprendeva poi la mantellina (mandilina) di seta azzurra o bianca con l’orlo ricamato in oro, un certo numero di fiocchi (shkokat) il cui numero di petali cambia a seconda della collocazione. Si distinguono il fiocco del capo, il fiocco anteriore e il fiocco posteriore. Un discorso a parte merita l’accessorio cardine, ovvero la cintura, chiamata brezi, formata da placche unite al centro da una borchia cesellata a mano raffigurante motivi di carattere religioso. In albanese brez significa discendenza, progenie; la cintura fa, quindi, esplicito riferimento alla maternità.
L’elegante mise viene sottolineata da splendidi gioielli, stimato prodotto di pregiata arte orafa che ha attraversato i secoli. Orecchini pendenti (pindajet) d’oro rosso e bianco con diamanti, smeraldi, rubini, smalti colorati e perle. Girocollo in velluto con ciondolo (kriqja e kurçetës) sempre con le stesse pietre preziose; un anello di diamanti grezzi di forma rotonda (domanti); una collana a doppio filo di pietre di granato chiusa in diversi punti da sfere di filigrana (rrusarji) con pendaglio di differente forma contenente, in origine, una reliquia. Lo sfarzo e la ricchezza di ornamenti che costituiscono questi capi di abbigliamento rendono la festività pasquale ancora più spettacolare e degna di essere vissuta, soprattutto quando, a conclusione della celebrazione liturgica, un nutrito gruppo di donne sfila nel suggestivo, scintillante e variopinto corteo lungo la strada principale del paese, a cui segue la distribuzione delle uova rosse, chiara allusione alla resurrezione e alla vita.
Piana degli Albanesi è anche eccellente tradizione dolciaria e gastronomica. Parlo del prelibato cannolo dalla cialda croccante con ripieno di ricotta e frutta candita, diventato icona del territorio. Oltre al cannolo, il pane cotto in forno a legna, grani antichi e lievito madre. Viene prodotto in forme piatte da un chilo in quanto si presta a una lunga conservazione. Infine il formaggio, frutto di allevatori locali, come primo sale e caciocavallo dalle varie stagionature, completa un quadro dove a prevalere sono profumi, sapori, emozioni intense, forti, genuine. Difficili da dimenticare.
© Alvice Cartelli
English version
The story of a thousand-year-old culture unfolds in the story of a small community forced to flee their homeland following the invasion of the Ottoman Empire and settle in welcoming and safe lands. Piana degli Albanesi is the tale of all this. Deep roots and ties.
Around the end of the 15th century, thousands of refugees settled in southern Italy, many in western Sicily. The granting of two fiefdoms (Merco and Aindygli) by the Archbishop's Office of Monreale coincided with a plan to combat rural depopulation. The legislation of the time allowed the Arbëreschë of Piana to maintain and defend their identity, especially their language, a remarkably strong sign of identity, included in the REIS (Register of Intangible Heritage) of the Sicilian Region. In addition to the linguistic heritage, the traditional dress worn by women on special occasions, such as weddings, Holy Week, and various religious commemorations, plays a key role in the symbolic geography of Albanian wisdom.
The fabrics used in winter range from cloth, wool, and velvet, and are dyed in less vibrant colors, such as black; in summer, however, intense polychrome colors are used, with red predominating. Silk, taffeta, satin, crepe georgette, and cotton are used. The results are so refined and elaborate that, in the presence of a bride, the painter Gaston Vuillier exclaimed, "...she is very beautiful in her ancient costume, she is a magnificent queen who is advancing."
It consists of a red silk skirt gathered at the waist, of which there are two versions: ncilona, extensively embroidered in gold with floral motifs, and xhëllona me kurorë, adorned, starting from the hem, with gold (kurorë) or silver bands worked with bobbin lace, that is, bobbin lace with gold thread. The workmanship of the bands is based on a widely used artisanal technique in Sicily. Silk, velvet, and gold are transformed into threads and tinsel. The other parts of the dress are the black or blue lace or net apron (vanterja), the bodice (çerri), and the white linen shirt (linja). The latter, tied at the back, has wide sleeves. It is known as the Levantine and is generally worn by girls due to its modern design. This is followed by the sleeveless red bodice (krahët) embroidered in gold or the jacket (xhipuni). The festive costume also included a blue or white silk cape (mandilina) with a gold-embroidered hem and a number of bows (shkokat), the number of petals of which varied depending on their placement. The head bow, the front bow, and the back bow are distinguishable. The key accessory, the belt, called brezi, deserves a separate mention. It is made up of plates joined at the center by a hand-engraved stud depicting religious motifs. In Albanian, brez means lineage, progeny; the belt therefore explicitly refers to motherhood.
The elegant ensemble is accentuated by splendid jewelry, a prized product of fine goldsmith art that has endured through the centuries. Pendant earrings (pindajet) in red and white gold with diamonds, emeralds, rubies, colored enamels, and pearls. A velvet choker with a pendant (kriqja e kurçetës) also featuring the same precious stones; a ring of round rough diamonds (domanti); a double-strand necklace of garnet stones, closed at various points by filigree spheres (rrusarji) with a differently shaped pendant, originally containing a relic. The pomp and richness of ornamentation that constitute these garments make the Easter holiday even more spectacular and worthwhile, especially when, at the conclusion of the liturgical celebration, a large group of women parade in the evocative, glittering, and colorful procession along the town's main street, followed by the distribution of red eggs, a clear allusion to resurrection and life.
Piana degli Albanesi also boasts an excellent tradition of confectionery and gastronomy. I'm talking about the delicious cannoli, a crispy wafer filled with ricotta and candied fruit, which has become an icon of the area. In addition to the cannoli, the bread is baked in a wood-fired oven, using ancient grains and sourdough. It's produced in flat one-kilo loaves because it has a long shelf life. Finally, the cheeses, produced by local farmers, such as primo sale and caciocavallo of various ages, complete a picture where aromas, flavors, intense, strong and genuine emotions prevail. Hard to forget


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