Tenuta Palmeri






 

Ci sono primavere pigre, sonnolente, tarde a rivelarsi, rissose, umorali, prigioniere di un inverno beffardo. Ci sono, al contrario, primavere che accadono con vigore pari a una finestra spalancata su una tela di Monet, primavere che raccontano un condensato di colori, suoni e profumi. Di giallo, di viola e di arancione si vestono le primavere, di vivide pennellate cremisi e vermiglio che squarciano l’ondeggiare del grano in attesa dell’estate per farsi spiga dorata e nutrimento per gli uomini. Ogni anno lo stesso prodigio, ogni anno il medesimo ciclo di rinascita, il canto della Terra e la gioia di Demetra che accoglie tra le sue braccia la figlia Persefone. 

Primavera, dal latino “ver”, collegato al sanscrito “vas”, assume il significato di “splendente”. 

E’ diffusa l’idea che la bella stagione annunci il perfetto equilibrio cosmico, in grado di trasmettere fresca e potente energia nel nostro intimo. Il risveglio della natura, con il riaccendersi di dolci fragranze, influisce positivamente sulla nostra interiorità e rappresenta l’occasione propizia per prendere coscienza del proprio io, aprirci all’altro e andare incontro, con maggiore impulso, alle sfide del vivere. 







Durante la primavera, le antiche popolazioni erano solite organizzare dei festeggiamenti, tra cui il più datato, sembra essere quello di “Sham El Nessim” che, letteralmente, significa “fiutare il vento”. Il riferimento alla mobilità, al cambiamento e al costante mutare delle cose è evidente. In base alla ricostruzione di Plutarco, durante questa ricorrenza, gli Egizi onoravano gli Dei con offerte di pesce salato, lattuga, cipolle e uova.

In India l’inizio della primavera coincide con la festa Holi che si svolge in due momenti. Nel primo si accende un grande falò per scacciare, simbolicamente, le divinità malvagie e dare il benvenuto a quelle dispensatrici di bene. Il giorno seguente, l’intera comunità, senza distinzione di genere, casta o appartenenza religiosa, scende nelle vie e nelle piazze e si lascia travolgere dall’euforica atmosfera, un caleidoscopio di polveri simili a fuochi scoppiettanti, viene gettato sulla folla, nel frattempo si canta, si danza e viene meno ogni forma di convenzione e regola sociale.




 

Concedersi una pausa presso Tenuta Palmeri equivale ad apprezzare il miracolo compiuto dalla primavera, è riempirsi di piacevoli suggestioni, ritrovare calma e tranquillità, lontano dai rumori e dalla frenesia quotidiana.  Alcune palme, dritte, longilinee e slanciate, residuo lascito di una perduta memoria araba, anticipano la presenza di palmenti, pozzi d’acqua sorgiva, giardini rigogliosi. Di fronte la città di Avola, in provincia di Siracusa, con il suo reticolato di strade. Un brulicare di gente e di spiagge assolate. Circondata da una cornice di morbidi profili montuosi, l’azienda agricola passa di proprietà, nel 2002, dalla famiglia Lutri alla società controllata dagli svizzeri Erika e Ueli Breitschmid-Heiniger, nel rispetto della continuità di tradizione e cultura. I vigneti e le nuove costruzioni che fungono da ambienti di lavoro si sviluppano intorno al corpo centrale, una villa in perfetto stile Liberty, dal tono asciutto e austero. La palma, simbolo identitario della cantina e delle etichette, veniva considerata pianta sacra, cara al Dio Apollo. Secondo un aneddoto in uso nel mondo islamico, la palma cresce con la testa al sole e i piedi nell’acqua, per tale motivo è rivelatrice di vita e fecondità. Per la sua capacità di slanciarsi verso il cielo collega, idealmente, il terreno con il divino. 

 


 



 

Fare vino, a Tenuta Palmeri, corrisponde a un credo, a un intreccio di pensiero e azione, a un ancestrale rito di passaggio dall’uva al mosto, dal mosto al bicchiere.  

Antonio Campisi, enologo dell’azienda non si spreca troppo in chiacchiere, la sua parola trova voce nei gesti concreti, precisi, chirurgici, nella cura delle viti disseminate lungo gli avvallamenti e i versanti della campagna circostante, nel chiuso della barricaia, nel piglio deciso della sua supervisione. Nei suoi occhi attenti e vigili in grado di sentire l’anima del luogo, di quel territorio dove la viticoltura costituisce un unicum, l’eccezionalità in una normalità dominata da agrumeti, mandorleti e carrubeti. 





 

Antonio, insieme alla compagna Fabiana Parafioriti, guida l’attività dal 2019, dopo la laurea in enologia ed esperienze all’estero. Lui si occupa di tutti i processi di produzione, mentre a Fabiana, sintesi di gentilezza, attenzione e garbo, è affidato il settore dell’accoglienza, la parte commerciale e amministrativa. 

Di numero considerevole le referenze, contrassegnate da colori che indicano le fasce di livello dei vini. Dal celeste al blu, dal rosa all’ocra, dal verde al rosso, passando per l’argento, alla linea oro, prezioso gioiello della Casa, in un crescendo progressivo di complessità olfattiva, sorso ampio, persistente e bilanciato, trama fitta e polposa in grado di muovere emozioni e profonde consapevolezze.

Sostenibilità, biodiversità, risparmio energetico sono le direttrici attorno alle quali si costruisce la filosofia della Tenuta, in un dinamico binomio di sperimentazioni e soluzioni innovative.

 





Dodici ettari di vigneti all’interno dei quali, alle varietà autoctone, primo fra tutti “Sua altezza reale” il Nero d’Avola, seguito da Grillo e Moscato, si affiancano vitigni internazionali quali lo Chardonnay, il Syrah, il Merlot e il Cabernet Sauvignon. 

Dodici ettari traboccanti di bontà, autenticità e qualità eccelsa. Dodici ettari in cui si definisce la passione di Antonio e Fabiana, la loro storia d’amore, in un dialogo mai interrotto con Madre natura, con lo sguardo rivolto al futuro, ai confini da oltrepassare, ai grandi progetti che verranno. 

                                                                                                     © Alvice Cartelli   

 

 

There are lazy, sleepy springs, late in revealing themselves, quarrelsome, moody, prisoners of a mocking winter. There are, on the contrary, springs that happen with vigor equal to a window wide open on a canvas by Monet, springs that tell a condensed colors, sounds and scents. Spring is dressed in yellow, purple and orange, with vivid crimson and vermilion brushstrokes that pierce the waving of the wheat waiting for summer to become a golden ear and nourishment for men, every year the same prodigy, every year the same cycle of rebirth, the song of the Earth and the joy of Demeter who welcomes her daughter Persefone in her arms.

Spring, from the Latin "ver", connected to the Sanskrit "vas", takes on the meaning of "shining".

The idea is widespread that the beautiful season heralds the perfect cosmic balance, capable of transmitting fresh and powerful energy within us. The awakening of nature, with the rekindling of sweet fragrances, has a positive effect on our interiority and represents the right opportunity to become aware of one's self, open ourselves to others and meet the challenges of living with greater impetus.

During the spring, the ancient populations used to organize celebrations, among which the oldest seems to be that of "Sham El Nessim" which literally means "Sniffing the wind". The reference to mobility, change and the constant change of things is evident. Based on Plutarch's reconstruction, during this event, the Egyptians honored the Gods with offerings of salted fish, lettuce, onions and eggs.

In India, the beginning of spring coincides with the Holi festival which takes place in two moments, in the first a large bonfire is lit to symbolically drive away the evil deities and welcome those dispensers of good. The following day, the entire community, without distinction of gender, caste or religious affiliation, descends into the streets and squares and lets themselves be overwhelmed by the euphoric atmosphere, a kaleidoscope of dust similar to crackling fires is thrown on the crowd, in the meantime we sing, we dance and every form of convention and social rule disappears. 

Taking a break at Tenuta Palmeri is equivalent to appreciating the miracle performed by spring, it is filling yourself with pleasant suggestions, rediscovering calm and tranquillity, away from the noise and daily frenzy. Some palm trees, straight, long-limbed and slender, a residual legacy of a lost Arab memory, anticipate the presence of millstones, spring water wells, luxuriant gardens. Opposite the city of Avola, in the province of Syracuse, with its grid of streets. A swarm of people and sunny beaches. Surrounded by a frame of soft mountainous profiles, the farm passed ownership, in 2002, from the Lutri family to the company controlled by the Swiss Erika and Ueli Breitschmid-Heiniger, in respect of the continuity of tradition and culture. The vineyards and the new buildings that serve as work environments develop around the central body, a villa in perfect Liberty style, with a dry and austere tone. The palm tree, the identity symbol of the cellar and of the labels, was considered a sacred plant dear to the god Apollo. According to an anecdote used in the Islamic world, the palm tree grows with its head in the sun and its feet in the water, for this reason it reveals life and fertility. Due to its ability to leap towards the sky, it ideally connects the earth with the divine.

Making wine at Tenuta Palmeri corresponds to a creed, to an interweaving of thought and action, to an ancestral rite of passage from grape to must, from must to glass.

Antonio Campisi, the company's oenologist, doesn't waste too much time talking, his word finds voice in concrete, precise, surgical gestures, in the care of the vines scattered along the valleys and slopes of the surrounding countryside, in the enclosure of the barrique cellar, in the decisive attitude of the his supervision, in his attentive and vigilant eyes able to feel the soul of the place, of that territory where viticulture is unique, the exceptionality in a normality dominated by citrus groves, almond groves and carob groves. 

Antonio, together with his partner Fabiana Parafioriti, has been leading the business since 2019, after graduating in oenology and experiences abroad. He takes care of all the production processes, while Fabiana, a synthesis of kindness, attention and grace, is entrusted with the hospitality sector, the commercial and administrative part.

The references are considerable in number, marked by colors that indicate the level ranges of the wines. From light blue to blue, from pink to ochre, from green to red, passing through silver, to the gold line, the House's precious jewel, in a progressive crescendo of olfactory complexity, ample, persistent and balanced sip, dense and pulpy texture able to move emotions and deep awareness.

Sustainability, biodiversity, energy saving are the guidelines around which the philosophy of the estate is built, in a dynamic combination of experimentation and innovative solutions.

Twelve hectares of vineyards in which, alongside the autochthonous varieties, first of all "His Royal Highness" the Nero d'Avola, followed by Grillo and Moscato, are flanked by international vines such as Chardonnay, Syrah, Merlot and Cabernet Sauvignon .

Twelve hectares overflowing with goodness, authenticity and excellent quality. Twelve hectares where the passion of Antonio and Fabiana is defined, their love story, in an uninterrupted dialogue with Mother Nature, with an eye to the future, to the borders to cross, to the great projects to come. 

 

                                                                                                         © Alvice Cartelli

 

 

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