Madrenera e luna ascendente

 



L’Etna ha la testa tra le nuvole in questo periodo di strenua attesa della bella stagione. Nubi grigie, pesanti, minacciose mozzano la sommità del suo volto, lasciando all’immaginazione il compito di ricostruirne i lineamenti. 

Non ci sono le stagioni sul vulcano, non c’è il lento progredire del cambiamento, l’Etna sussume in sé la primavera, l’autunno, il rigido inverno e la cruda estate della sciara che scivola ribelle e inesorabile fino a lambire i contorni dei centri abitati. L’Etna è inferno e paradiso insieme, regno di oscure ombre e tagliente luminosità.  A quote inferiori, il manto color ardesia recupera il suo tratto delicato nei cuscini gialli di ginestra e nel lilla della saponaria che cinge i fianchi ispidi della placida e solitaria “Regina nera”. L’orizzonte è un paesaggio mosso, interrotto dal profilo sinuoso della catena montuosa dei Peloritani screziato dall’azzurro dello Jonio e dalle mille variazioni di verde della fitta macchia mediterranea.

Produrre vino sull’Etna è un’impresa tutt’altro che facile, assume i toni di una sfida dell’uomo con sé stesso più che con la natura, di cui l’individuo comprende le leggi, l’ordine precostitutito e l’inflessibile   determinismo. Le condizioni metereologiche estreme, così come le ripide pendenze e la tipica coltivazione a terrazzamenti, rendono difficile il lavoro in vigna.  Il favore delle escursioni termiche si realizza in una costante fissa e consente di innalzare il grado qualitativo dei fermentati d’uva di questo caratteristico terroir.




Fabio Signorelli, da sempre, gravita intorno al vino, del quale conosce l’intima essenza e le profonde sfumature, un destino tracciato e unidirezionale. Arriva dalla parte occidentale della Sicilia, da Mazara del Vallo, per l’esattezza. Dopo la laurea conseguita presso l’Università di Palermo, si sposta dapprima in Toscana, successivamente in Umbria, dove inizia un percorso con uno degli enologi maggiormente apprezzati a livello nazionale e internazionale. 

Per una strana, ma fortunata combinazione astrale, rientra nella sua isola, sul versante orientale, questa volta, e il fascino del vulcano lo irretisce talmente tanto da decidere di restarvi, di fare casa e piantare radici. Compra un vigneto, in Contrada Baldazza, nelle vicinanze di Linguaglossa, poi ancora un altro, sino a raggiungere i due ettari e mezzo, tra uliveti, querce, roverelle e alberi da frutto. Qui dà il via alla sua eroica avventura. 




 


Linguaglossa è ricompresa in quell’areale battezzato “Wine Walley” che, da quasi un trentennio, registra un vero e proprio risveglio. Una nouvelle vague della viticoltura siciliana, un polo d’attrazione per migliaia di estimatori provenienti da ogni parte del mondo. La maggiore concentrazione di campi vitati viene localizzata lungo il lato Nord, a seguire in quelli ad Est, Sud-Est e Sud-Ovest.  Queste macro zone sono state suddivise in Contrade. Ad oggi se ne contano circa 133 e altre 9 se ne aggiungeranno a breve. Vino artigianale e naturale, quello di Fabio, con interventi minimi da parte sua, in piena sintonia con i ritmi di vegetazione e maturazione dell’uva. Fuoco liquido e magma incandescente, i suoi rossi, densi e corposi, con residui olfattivi di grafite, ardenti come la passione che Fabio nutre verso i suoi alberelli, taluni appartenenti a vigne antiche risalenti al 1896. Nel bianco, complesso e strutturato, si ritrovano le note floreali e vegetali tipiche dei vini dell’Etna, oltre a tutte quelle specie erbacee e fiori spontanei lasciati crescere in mezzo al terreno.



I vini parlano al posto di Fabio, ne sono l’espressione più genuina, mettono a nudo la sua anima e dettano il senso della sua esistenza. Cinque le etichette con cui Fabio si affaccia sul mercato, il Sustanza, il Rosato frizzante, il Rossastro, il Rosso del Palmento di Levante e il Madrenera. Per ognuna di esse ha scelto una simbologia che richiama, in qualche modo, l’esoterismo, un sole pagano, un uroboros, una luna ascendente. La luna è legata alla sfera del femminile, ai sentimenti e alla rigenerazione mentale e fisica. E’ la migliore custode dei sogni e delle speranze di ciascuno di noi. Se è ascendente indica potenti cambiamenti destinati a durare a lungo.




Il calendario lunare definisce l’orientamento cui si affida l’agricoltura biodinamica abbracciata da Fabio qualche decennio fa. Procedere in direzione della biodinamica equivale a inseguire una vera e propria filosofia, a iniziare dal rispetto per la terra e per le connessioni che si stabiliscono tra soggetto e natura. Le piante vengono mantenute sane e forti, in grado di combattere gli attacchi parassitari con concimazioni organiche, evitando trattamenti chimici capaci  di impoverire le risorse del sottosuolo e minare la salute del pianeta. Il metodo biodinamico, sorto negli anni ’20 a partire dalle considerazioni e idee dell’austriaco Rudolf Steiner, è stato esportato pure in enologia, influenzando l’interramento, l’allevamento delle viti e perfino le operazioni in cantina, quali travaso e imbottigliamento, allo scopo di ottenere vini che conservino dentro l’energia degli astri e la purezza dell’armonia cosmica. Perché il vino sente il tempo e lo spazio, è una creatura vivente nel suo ciclo di nascita e morte.

E le creature di Fabio Signorelli sono il riflesso di terra e luce, elementi contrari e complementari al contempo, posti in interazione reciproca, in perenne rapporto empatico, “Siamo fatti d’amore e polvere di stelle” come lui stesso dice.




Prendo congedo da Fabio e dal suo luogo d' immenso, consapevole che sarà solo un arrivederci. La promessa di un ritorno, di un’altra porzione di giorno trascorsa tra passeggiate in mezzo ai filari, un buon calice di Nerello mascalese a tenerci compagnia, intrecciando pensieri e parole, ascoltando il ritmo delle emozioni. I suoi gesti semplici, generosi scolpiscono il cuore lasciando segni di verità.

Le nuvole basse, indifferenti tanto alle gioie quanto agli affanni degli uomini, continuano a mordere l’aria, in cerca di cielo e di libertà.




 Aggiornamento


Rispetto all'assetto originario, Fabio Signorelli, ha realizzato un'operazione di restyling per suoi prodotti. Abbandonando le vecchie etichette, il nostro vigneron ha voluto creare un dialogo visivo con il territorio trasformando le foto,  scattate da lui stesso, in immagini fortemente evocative dell'ecosistema Etna. Colori acidi, freschi che esprimono la vitalità e l'energia custodite nelle sue bottiglie. Quasi tutti i suoi vini hanno mantenuto lo stesso nome, tranne per il Rosato frizzante che ha assunto la sigla RFS e il Palmento di Levante che è diventato Rosso di Levante.








Con queste parole, Fabio si racconta:


"Sono arrivato sull'Etna passando prima da Toscana e Umbria. La mia avventura enologica mi ha portato sul vulcano agli inizi del 2010.
Erano gli anni del risveglio dei vigneti dell'Etna e da enologo mi stabilii in terra etnea per lavorarci e per viverci.

Passavano gli anni, maturavo esperienze e, mentre cresceva il legame con il territorio, cresceva anche la voglia di possedere un vigneto tutto mio e di vinificare delle uve che fossero l'espressione profonda del mio io.
Mentre lavoravo all'avviamento di altre tenute e aziende vitivinicole mi guardavo attorno per trovare dei piccoli vigneti e, tra gestioni e affitti di piccole parcelle, nel 2018, ho avuto la fortuna di riprendere ed acquistare una stupenda vecchia tenuta in Contrada Bardazzi-Chiovazzi nel territorio a monte dei comuni di Piedimonte e Linguaglossa. Posto diventato il centro della mia vita e cuore del mio progetto vitivinicolo.

I vigneti dove nascono i miei vini si trovano in tre contrade diverse, Contrada Bardazzi-Chiovazzi pieno Nord-Est con esposizione a Levante, Contrada Ginardi-Pianotavola, poco fuori dal centro abitato del comune di Linguaglossa e, a monte del borgo di Solicchiata, troviamo la più alta delle tre contrade, Contrada Montedolce, versante Nord".


LE CONTRADE E I LORO VIGNETI 

Contrada Bardazzi - Chiovazzi
Versante Nord-Est
580-650 metri sul livello del mare 

Piccole vigne esposte a nord-est, vicinanza con il mare ionio, microclima più mite e temperato.

Qui sono presenti diverse parcelle di vigneto. Al centro della tenuta si trova la vigna antica sui terrazzamenti ad anfiteatro. Vigna mista risalente al 1896, Alberello etneo. Ad abbracciare la vigna antica troviamo due piccoli vigneti di Nerello Mascalese rispettivamente del 2000 e del 2004.
Sono presenti in azienda anche impianti di Carricante e di Alicante più recenti.


Contrada Ginardi-Pianotavola 
Versante nord-est
560 m. S.l.m.m. 
Linguaglossa

Terre più chiare, sabbie vulcaniche miste ad antiche argille.

In questa contrada per i miei vini seguo due piccole parcelle.

Una piccola vigna di uve bianche miste. Nel vigneto convivono piante di Catarratto, Carricante e, in piccolissima parte, altre varietà di uve bianche.

In questa contrada, l'altra piccola parcella, è un vigneto a prevalenza Nerello mascalese  con il quale vado ad arricchire i miei rosati.


Contrada Montedolce 
Versante Nord
850 m. S.l.m.m. 
Solicchiata Castiglione di Sicilia;

Vigneto del 1960 circa, 
situato sul fianco est di un piccolo cono vulcanico "Monte Dolce", dal quale si sono generate ricche sabbie tendenti al rosso ossidato.

Vigna mista di uve nere, prevalentemente Nerello Mascalese.

Tre contrade con diversi piccoli vigneti, diverse unicità.


Così  Fabio descrive i suoi vini:

"I vini nascono da mie interpretazioni  personali sulle unicità e differenze dei piccoli vigneti con cui ho iniziato a lavorare e interagire.

Il primo vino è il "Madrenera" nato per il dovere di vinificare a sé le uve della vigna antica della tenuta di Bardazzi, la vigna mista nel cuore della tenuta. Qui, insieme, al Nerello Mascalese convivono diverse varietà a bacca nera, autoctone e non, quest'ultime arrivate sull'Etna con gli scambi commerciali di fine Ottocento tra Chiesa, nobili e contee.

Il Rosso Madrenera è la pura espressione di questo unico insieme, dove il Nerello mascalese gioca a nascondersi tra spezie e macchia mediterranea.

Con il Nerello Mascalese invece ho scelto di valorizzare la specificità dei singoli vigneti e delle loro uve effettuando due distinte vendemmie, una più anticipata per i rosati e una vendemmia poi tardiva per i Vini rossi.

A settembre, quando penso che le uve possano darmi profili acidi esaltanti, freschezza e sapidità, vado a raccogliere  quelle parcelle più idonee e, in alcuni casi, utilizzo la tecnica del diradamento della produzione.
Le uve, in questa prima fase di vendemmia, vanno nelle vinificazioni per il rosato frizzante "RSF" e per il quasi rosso "Rossastro". Vini freschi, minerali, dissetanti, solitamente composti da una spina dorsale di Nerello Mascalese in rosa e da piccole aggiunte specifiche di altre varietà.

Dopo questo step, le uve lasciate sulle piante avranno modo di concentrare al meglio le componenti, maturando per un mese ancora.
Quindi in Ottobre arriviamo alla raccolta delle migliori selezioni di Nerello Mascalese, che vengono vinificate per ottenere il vino "Rosso di Levante".
Nel Rosso di Levante  spicca il Nerello "vista mare" di Bardazzi. oltre al Nerello del "fuoco" di Montedolce.
Rosso di Levante, espressione autentica di territorio, leggermente ruvido, ematico, vibrante.

Dalla piccola vigna mista in Contrada Ginardi-Pianotavola nascono le uve per il mio bianco Sustanza, derivante da macerazione con le bucce, nato per esaltare l'insieme delle diverse uve da cui nasce.
In vigna si alternano filari di Carricante e Catarratto. Mentre, in vinificazione, aggiungo pure una piccola quantità di uve bianche provenienti da quelle poche piante sparse, presenti nelle vigne antiche di uve nere.
Sustanza è un insieme sostanzioso, appunto, dove acidità del frutto e tempi di macerazione ne determinano carattere e gusto.

Il Rosso Madrenera chiude l'epoca di vendemmia, il vigneto è antico e le sue uve vengono raccolte dopo una lenta maturazione".


English version

 

Etna has its head in the clouds in this period of strenuous expectation of the warm season, gray, heavy, threatening clouds cut off the top of its face, leaving the task of reconstructing its features to the imagination.

There are no seasons on the volcano, there is no slow progress of change, Etna encompasses spring, autumn, harsh winter and the raw summer of the sciara which slips rippling and inexorable until it touches the contours of inhabited centres. Etna is hell and paradise together, a realm of dark shadows and sharp brightness. At lower altitudes, the slate surface recovers its delicate line in the yellow cushions of broom and the lilac of soapwort that surround the shaggy sides of the placid and solitary "Black Queen". The horizon is a wavy landscape, interrupted by the sinuous profile of the Peloritani mountain range mottled by the blue of the Ionian Sea and by the thousand variations of green of the thick Mediterranean scrub.

Producing wine on Etna is a far from easy undertaking, it takes on the tones of a man's challenge with himself rather than with nature whose laws, the pre-established order and the inflexible determinism are understood by the individual . The extreme weather conditions as well as the steep slopes and the typical terraced cultivation make work in the vineyard difficult. The favor of thermal excursions is realized in a fixed constant and allows to raise the qualitative degree of the fermented grapes of this characteristic terroir. Fabio Signorelli has always gravitated around wine, of which he knows the intimate essence and profound nuances, a traced and unidirectional destiny. He comes from the western part of Sicily, from Mazara del Vallo, to be exact. After graduating from the University of Palermo, he moved first to Tuscany, then to Umbria, where he began a journey with one of the most appreciated national and international winemakers.

By a strange, but fortunate astral combination, he returns to his island, on the eastern side, this time, and the charm of the volcano ensnares him so much that he decides to stay there, to make a home and plant roots. He buys a vineyard, in Contrada Baldazza, near Linguaglossa, then yet another, up to two and a half hectares, among olive groves, oaks, downy oaks and fruit trees and here he kicks off his heroic adventure.

Linguaglossa is included in that area called "Wine Walley" which for almost thirty years has been experiencing a real awakening, a nouvelle vague of Sicilian viticulture, a pole of attraction for thousands of admirers from all over the world. The greatest concentration of vineyard fields is located along the north side, followed by those to the east, south-east and south-west. These macro areas have been divided into Contrade, to date there are about 133 and another 9 will be added shortly.

Crafted and natural wine, that of Fabio, with minimal interventions on his part, in full harmony with the rhythms of vegetation and grape ripening. Liquid fire and incandescent magma, his reds, dense and full-bodied, with olfactory residues of graphite, ardent like the passion that Fabio feeds for his saplings, some belonging to ancient vineyards dating back to 1896. In the white, complex and structured, we find the floral and vegetable notes typical of Etna wines, as well as all those herbaceous species and wild flowers left to grow in the middle of the ground.The wines speak for Fabio, they are his most genuine expression, they bare his soul and dictate the meaning of his existence.

Five labels with which Fabio faces the market, the Sustanza, the sparkling Rosato, the Rossastro, the Rosso del Palmento di Levante and the Madrenera. For each of them he has chosen a symbology that somehow recalls esotericism, a pagan sun, an uroboros, a crescent moon. The moon is linked to the feminine sphere, to feelings and to mental and physical regeneration. It is the best guardian of the dreams and hopes of each of us. If it is ascendant it indicates powerful changes destined to last for a long time.The lunar calendar defines the orientation on which biodynamic agriculture embraced by Fabio a few decades ago relies. Proceeding in the direction of biodynamics is equivalent to pursuing a real philosophy, starting with respect for the earth and for the connections established between the subject and nature. The plants are kept healthy and strong, able to fight parasitic attacks with organic fertilizers, avoiding chemical treatments capable of depleting the subsoil resources and undermining the health of the planet. The biodynamic method, which arose in the 1920s starting from the considerations and ideas of the Austrian Rudolf Steiner, was also exported to oenology, influencing the burial, the cultivation of the vines and even the operations in the cellar, such as decanting and bottling. in order to obtain wines that keep the energy of the stars and the purity of cosmic harmony inside because wine senses time and space, it is a living creature in its cycle of birth and death.

And Fabio Signorelli's creatures are the reflection of earth and light, opposite and complementary elements at the same time, placed in reciprocal interaction, in a constant empathic relationship, "We are made of love and stardust" as he himself says.

I take leave of Fabio and his immense place, aware that it will only be a goodbye, the promise of a return, of another portion of the day spent walking among the rows, a good glass of Nerello Mascalese to keep us company, weaving thoughts and words, listening to the rhythm of emotions. His simple, generous gestures sculpt the heart, leaving signs of truth.

The low clouds, indifferent to both the joys and worries of men, continue to bite the air, in search of the sky and freedom. 



Update


Fabio Signorelli has revamped the look of his products. Moving away from the old labels, he sought to create a visual dialogue with the local landscape by transforming his own photographs into images that powerfully evoke the Etna ecosystem—featuring vibrant, crisp colors that express the vitality and energy held within the bottles. While most of his wines have retained their original names, except for the *Rosato frizzante*, which adopted the designation RFS, and the *Palmento di Levante*, which became *Rosso di Levante*.


Fabio describes his journey in his own words:


"I arrived at Mount Etna after spending time in Tuscany and Umbria. My winemaking adventure brought me to the volcano in early 2010.

Those were the years when Etna’s vineyards were experiencing a renaissance; as a winemaker, I settled in the area to both work and live.


As the years went by and I gained experience, my bond with the land deepened, as did my desire to own a vineyard of my own and to vinify grapes that truly expressed who I am.

While working to establish other estates and wineries, I kept an eye out for small vineyards. After managing and leasing various small plots, in 2018 I was fortunate enough to acquire a magnificent old estate in Contrada Bardazzi-Chiovazzi—located uphill from the towns of Piedimonte and Linguaglossa. This place has become the center of my life and the heart of my winemaking project.


The vineyards that produce my wines are located in three different *contrade* (districts): Contrada Bardazzi-Chiovazzi (facing northeast towards the sunrise); Contrada Ginardi-Pianotavola (just outside the town of Linguaglossa); and Contrada Montedolce (on the northern slope, uphill from the village of Solicchiata), which is the highest of the three".



THE CONTRADE AND THEIR VINEYARDS


Contrada Bardazzi-Chiovazzi

Northeast slope

580–650 meters above sea level


Small vineyards with a northeast exposure, close to the Ionian Sea, enjoying a milder, more temperate microclimate.


Several vineyard plots are located here. At the center of the estate lies the old vineyard, set on amphitheater-style terraces. It is a mixed-variety vineyard dating back to 1896, featuring the traditional *Alberello Etneo* (Etna bush-vine) training system. Flanking this ancient vineyard are two smaller ones..." ...of Nerello Mascalese, dating back to 2000 and 2004, respectively.

The estate also features more recent plantings of Carricante and Alicante.



Contrada Ginardi-Pianotavola

Northeast slope

560 m a.s.l.

Linguaglossa


Lighter soils; volcanic sands mixed with ancient clays.


In this *contrada*, I tend to two small vineyard plots for my wines.


One is a small vineyard of mixed white grapes. Vines of Catarratto, Carricante, and—to a very small extent—other white grape varieties grow side-by-side here.


The other small plot in this *contrada* is a vineyard dominated by Nerello Mascalese, which I use to enrich my rosés.



Contrada Montedolce

North slope

850 m a.s.l.

Solicchiata, Castiglione di Sicilia


A vineyard dating back to around 1960,

situated on the eastern flank of a small volcanic cone known as "Monte Dolce," which has produced rich sands with an oxidized-red hue.


A mixed vineyard of black grapes, predominantly Nerello Mascalese.


Three *contrade* featuring various small vineyards, each with its own unique character.



Fabio describes his wines as follows:


"The wines are born from my personal interpretations of the unique qualities and differences of the small vineyards I began working with.


The first wine is 'Madrenera,' created out of a desire to vinify the grapes from the old vineyard at the Bardazzi estate separately—a mixed-variety vineyard at the heart of the property. Here, alongside Nerello Mascalese, various black grape varieties grow together—some native, others not. The latter arrived on Etna through trade exchanges in the late 19th century involving the Church, the nobility, and local counties." Rosso Madrenera is the pure expression of this unique combination, where Nerello Mascalese plays a game of hide-and-seek amidst notes of spice and Mediterranean scrub.


With Nerello Mascalese, I chose to highlight the distinct characteristics of the small vineyard plots and their grapes by carrying out two separate harvests: an earlier one for rosés and a later one for the red wines.


In September—when I believe the grapes can yield exciting acidity, freshness, and savoriness—I harvest the most suitable plots, sometimes employing crop-thinning techniques.

During this initial harvest phase, the grapes are used to produce the sparkling rosé "RSF" and the "Rossastro" (a wine that is almost red). These are fresh, mineral-rich, and thirst-quenching wines, typically built around a backbone of Nerello Mascalese vinified as a rosé, with small, specific additions of other varieties.


Following this step, the grapes remaining on the vines have another month to ripen and fully concentrate their flavor components.

Then, in October, we harvest the finest Nerello Mascalese grapes, which are vinified to produce the "Rosso di Levante" wine. 

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